
È da un po’ che non sento più parlare del villaggio globale. Le cose da fuori sembrano tutte molto più grandi e spaventose di quanto effettivamente non siano, e adesso che ci siamo dentro anche noi non ci facciamo più tanto caso. Anzi, passato il periodo di quarantena e scongiurato il pericolo millantato per mesi dalle TV, stiamo pian piano imparando ad uscire fuori dalle nostre casette globali per avventurarci nei vicoli digitali e nelle piazze virtuali.
Se mia nonna dice sempre di stare attento e diffidare dei vicoli bui per evitare incontri sconvenienti, nel villaggio globale il pericolo incombe soprattutto nei grandi punti di ritrovo quali piazze, centri commerciali, gallerie d’arte.
Nel villaggio globale questi punti di ritrovo sono costituiti dai social network, cioè reti sociali virtuali. Una social network consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, a interessi e hobby comuni. Per far parte di un social network occorre creare un proprio profilo personale, partendo da informazioni come il proprio indirizzo email fino ad arrivare agli interessi e alle passioni. A questo punto è possibile invitare i propri amici a far parte del proprio network, i quali a loro volta possono fare lo stesso, cosicché ci si trova ad allargare la cerchia di contatti con gli amici degli amici e così via.

Nel nostro bel villaggio ne abbiamo per tutti i gusti e le esigenze, ci sono piazze (MySpace.com o Facebook), centri commerciali (ebay), gallerie fotografiche (flickr), laboratori musicali (last.fm) e di video (youtube). Non mancano anche imprese di costruzione che offrono di costruire edifici a nostro piacimento secondo i nostri bisogni. Possiamo costruire giornali (livejournal.com, blogger…), forum (forumfree.net), o addirittura intere piazze personali (ning.com).
Tuttavia non ci hanno mai detto che di questo mondo elettronico non saremo mai i proprietari, tuttalpiù potremo essere sventurati inquilini costretti a pagare l’affitto. Si, siamo in affitto! Perché sebbene tutti questi social network apparentemente sembrano gratuiti in realtà li paghiamo a un prezzo molto caro. Paghiamo non solo tramite la pubblicità ma soprattutto con i dati che noi e i nostri amici inviamo a ogni clic, dando a molte delle principali multinazionali la possibilità di analizzare e controllare i nostri gusti e le nostre amicizie (e di vendere i risultati al miglior offerente).
È cchiu babbu carnalivari o cu cci va appriessu? È più scemo il carnevale o chi ci va dietro?
Ecco finalmente ho finito, e quest’articolo mi piace! Sono soddisfatto! …e ora che faccio? Mi sa che andrò a vedere se ci sono nuove notifiche su fèisbuc.